Non fatevi rovinare le vacanze dal mal di denti

Il consiglio più importante, prima di partire per le vacanze, è quello di fare visita al vostro dentista di fiducia per un controllo.

Una visita che si rende ancora più necessaria se siete portatori di protesi in particolare su impianti. Vedersi rovinata la vacanza per un mal di denti improvviso, una otturazione saltata, una gengivite, un ponte provvisorio che si decementa è un rischio concreto se si è trascurata la propria salute orale durante l’anno. Gli eccessi alimentari che durante il periodo vacanziero ci concediamo sono poi fattori scatenanti dei problemi odontoiatrici.

L’eccessivo consumo di bevande zuccherate e fredde, il gustare cibi più elaborati con varie consistenze possono mettere sotto stress le protesi e la nostra masticazione. Quindi partire con la sicurezza di avere la dentatura in ordine è il primo aspetto da tenere in considerazione per garantirsi vacanze sicure e senza rischi. Un buon consiglio è quello di effettuare una seduta di igiene orale professionale: una bocca sana, con denti puliti, levigati e privi di macchie aiutano a sentirsi a proprio agio con se stessi e con gli altri. Per i bambini che portano apparecchi ortodontici è buona norma effettuare prima di partire un ultimo controllo per valutare lo stato di attivazione dei dispositivi utilizzati.

Nel caso di disturbi non risolvibili immediatamente chiedete al vostro dentista consigli su come agire, avendo cura di farsi prescrivere eventuali farmaci analgesici o antibiotici da portare in vacanza. Se il luogo di villeggiatura scelto è in Italia, chiedete al vostro dentista ANDI di indicarvi un collega che esercita nelle vicinanze del vostro luogo di destinazione in modo che se aveste necessità per qualche urgenza sapete a chi rivolgervi. Con oltre 25 mila dentisti associati, ANDI è anche il più grande network di studi odontoiatrici in Italia i cui aderenti condividono professionalità e lo stesso modo di intendere l’esercizio della professione.

Fonte: Andi

Prevenire molte malattie sistemiche partendo dalla propria salute orale

Molti gli studi scientifici hanno evidenziato la correlazione tra malattie sistemiche e salute orale.
Gli studi evidenziano la correlazione tra la malattia parodontale (e di conseguenza la proliferazione dei batteri che la favoriscono) e molte malattie come il diabete, problemi cardiovascolari, all’apparato respiratorio fino a problemi alla gravidanza.

Gli studi dimostrano come i batteri generati da una cattiva salute orale possono entrare nel resto del corpo attraverso la circolazione sanguigna e viaggiare nell’organismo. Di conseguenza, una corretta igiene orale risulta fondamentale non solo per prevenire o curare le malattie della cavità orale, ma anche per migliorare lo stato di salute di tutto il corpo.

Per esempio le persone con diabete hanno maggiori probabilità di avere la malattia parodontale rispetto ai non diabetici, questo perché i diabetici sono più suscettibili a contrarre infezioni.
Alcune ricerche hanno evidenziato che le persone con malattia parodontale hanno quasi il doppio delle probabilità di soffrire di malattie coronariche rispetto ad individui senza malattia parodontale.

La malattia parodontale può anche inasprire patologie cardiache preesistenti. Alcuni studi hanno anche evidenziato una relazione tra malattia parodontale e ictus. Altri studi hanno rivelato che i batteri che si sviluppano nella cavità orale, soprattutto nelle persone con malattia parodontale, possono essere inalati nei polmoni e causare malattie respiratorie come la polmonite.

Per quanto riguarda i rischi di una cattiva salute orale sulla gravidanza, la comunità scientifica indica la necessità di mantenere in buono stato la propria salute orale anche per prevenire malattie per il nascituro oltre che problemi alla mamma in dolce attesa.

Stile di vita sano, passando da una corretta alimentazione ed al bando di fumo ed alcol ma soprattutto una attenta igiene orale e visite regolari dal dentista, sono gli strumenti a disposizione dei cittadini per prevenire le complicazioni e mantenere in salute non solo il proprio sorriso ma la salute generale.

Fonte: Andi

I falsi miti sulla salute orale

Sono tre i comportamenti più diffusi frutto di false credenze sulla salute orale.
Lavarsi i denti subito dopo aver mangiato, sciacquarsi la bocca con l’acqua per liberarsi del dentifricio e bere succhi di frutta pensando che siano meno dannosi delle bibite gassate. Lo rivela uno studio della FDI – World Dental Federation (Federazione dentaria internazionale) condotto in 12 paesi per scoprire cosa sa la popolazione della salute orale e quali regole di comportamento adotta. Per il 56% degli intervistati, lavarsi i denti appena finito di mangiare è una buona pratica. Al contrario i dentisti raccomandano di aspettare almeno trenta minuti dopo ogni pranzo prima di prendere in mano lo spazzolino. Il 68% si sciacqua la bocca con l’acqua per togliere il residuo di dentifricio credendo di far bene. E invece anche questo può essere un comportamento sbagliato. L’indicazione dei professionisti della salute orale è infatti di evitare il risciacquo con l’acqua, limitandosi a sputare il dentifricio in eccesso. In questo modo la massima esposizione al fluoro è assicurata. Si attesta al 36% il numero di quelli che pensano che i succhi di frutta siano meno dannosi delle bibite gassate. La verità è che in entrambi i casi il livello di zuccheri contenuti è elevato, quindi possono essere causa di carie. Lo studio della World Dental Federation rivela che solamente il 28% degli intervistati ha riconosciuto che per preservare la salute orale è importante bere alcol in maniera moderata. Il 66% sa di dover evitare il fumo se non vuole avere problemi di salute orale e il 69% riconosce che consumare un consumo eccessivo di zuccheri è dannoso per la salute. Il 77% del campione del sondaggio sa che è una buona abitudine fare una visita odontoiatrica una volta l’anno, ma poi solo il 52% dichiara effettivamente di farla. Per il 67% della popolazione presa in considerazione dallo studio è evidente che ci si debba sottoporre a visita dal dentista dopo aver evidenziato segnali di cattiva salute orale. Solo il 42% però dopo averlo fatto segue le indicazioni dell’odontoiatra.

Fonte: Andi

La disinformazione sull’amalgama dentale rischia di danneggiare i pazienti

L’amalgama dentale fino agli anni ’80 era il materiale più utilizzato per ricostruire il dente danneggiato dalla carie. Poi, sul mercato, si sono affacciati materiale con migliori caratteristiche estetiche ed oggi questo tipo di materiale, che nel tempo è stato anche rinnovato nella sua composizione chimica, viene sempre meno utilizzato dai dentisti italiani.

Solo il 5% delle otturazioni in Italia vengono realizzate, oggi, con questo materiale. Da tempo contro l’amalgama dentale è in atto una campagna di disinformazione incomprensibile e soprattutto non supportata da nessuna ricerca scientifica. Sotto accusa è la presenza di piccole tracce di mercurio all’interno del composto e le presunte complicanze che questo materiale avrebbe provocato nei pazienti con un’otturazione realizzata con questo materiale. Ma sono supposizioni, nessuna ricerca scientifica ha mai rilevato con certezza problemi in pazienti con otturazioni in amalgama. Nonostante questo, negli ultimi mesi, la stampa generalista e anche alcune trasmissioni televisive, hanno lanciato l’allarme.

Necessario quindi, per evitare inutili allarmismi, ribadire che non esistono evidenze scientifiche in grado di stabilire in maniera univoca una correlazione tra amalgama d’argento e sclerosi multipla o comparsa di altre malattie autoimmuni. Ad esempio la FDA, il massimo organismo sulla sicurezza di farmaci statunitense, ha dichiarato che questo tipo di otturazioni è sicuro per gli adulti e per i bambini al di sopra dei sei anni. Stessa decisione ha preso il Ministero della Salute Italiano.

La Comunità scientifica è unanime, invece, nel sottolineare che è la rimozione delle otturazioni in amalgama ad essere un fattore di rischio se non vengono utilizzati gli strumenti di protezione idonei. Comunità scientifica che evidenzia anche come i rischi da intossicazione da mercurio possano, invece, avvenire molto più frequentemente consumando per anni pesce o altri alimenti contaminati.

Fonte: Andi

Meglio curare il dente naturale oppure sostituirlo con un impianto?

Alcune settimane fa il quotidiano La Stampa ha riportato la disavventura di una paziente che si era rivolta ad un Centro odontoiatrico e gli erano stati estratti 20 denti, giudicati compromessi, per essere sostituiti con impianti.

quando si devono curare i denti e quando, invece, è meglio estrarli e sostituirli con un impianto e corona? La comunità scientifica da sempre tenta di dare ai dentisti delle indicazioni definite ma senza riuscirci.

Si deve valutare il singolo caso ed il dentista deve valutare la situazione clinica prospettando le varie soluzioni al paziente, evidenziano i ricercatori. In linea generale viene consigliato al professionista di cercare di salvare i denti naturali con scrupolo e coscienza evitando scelte semplicistiche e poco ragionate.

Sempre gli esperti sottolineano come l’impianto dentale non sia meglio di un dente naturale e come anche l’impianto, una volta inserito, possa dare problemi anche a distanza di tempo soprattutto se il paziente non “lo cura” come se fosse un dente naturale, mantenendo corretti stili alimentari e di vita.

>Per esempio il fumo è una delle principali cause della perdita di impianti, così come una cattiva igiene orale. In situazioni cliniche di pazienti affetti da parodontopatia l’inserimento di impianti è poi sconsigliato, se prima non si pone rimedio. Generalizzando è sconsigliato un approccio “frettoloso” ma servono approfondimenti, analisi prima di decidere la terapia corretta.

Il paziente, spiegano i Dentisti ANDI, devono sapere che una volta estratto un dente non si può più tornare indietro come è anche sbagliato pensare che in termini di costo/beneficio togliere un dente sia meglio che curarlo.

E’ sbagliato pensare che un dente curato possa comunque avere nuovamente problemi e quindi è meglio evitare di spendere in cure e sostituirlo subito con un impianto e corona”. Un impianto, continuano i Dentisti ANDI, per funzione ed estetica non si comporterà mai meglio di un dente naturale, potrà spesso avere una resa analoga, ma nel tempo non è detto che avrà una sopravvivenza superiore ad un dente naturale curato appropriatamente. Ma il consiglio più corretto è quello di fidarsi del proprio dentista, soprattutto se è quello scelto da tempo e diffidare di chi propone soluzioni semplicistiche e drastiche.

Fonte: Andi

Il tumore del cavo orale: cos’è e come prevenirlo

Il tumore del cavo orale è una forma di cancro che, nella maggioranza dei casi, colpisce le cellule di rivestimento della bocca. In particolare, si sviluppa più frequentemente sulla lingua, sulla mucosa interna delle guance e sul pavimento di bocca e labbra.

In Italia rappresenta il 7% dei tumori nell’uomo e l’1% nella donna, ma la sua incidenza complessiva è in aumento, così come il numero dei decessi. Ogni anno si registrano circa 6.000 nuovi casi con un tasso di mortalità, a 5 anni dalla diagnosi, di oltre il 70%. Questa elevata percentuale di morti è dovuta al fatto che il tumore del cavo orale è ancora oggi troppo spesso identificato in ritardo.

Un’adeguata prevenzione e soprattutto una diagnosi precoce, fanno un’enorme differenza: quando il carcinoma è rilevato e curato nella sua fase iniziale, si ottiene infatti una guarigione completa. La prevenzione e la diagnosi precoce sono dunque fondamentali perché garantiscono uno standard di sopravvivenza dell’80% e consentono interventi terapeutici molto meno invasivi e invalidanti.

Nel 75% dei casi il tumore del cavo orale è legato a un abuso di alcol e fumo. La loro combinazione, in particolare, aumenta la probabilità di sviluppare la malattia di ben 15 volte. I microtraumi continui, causati da protesi dentarie irritanti, denti scheggiati o fratturati, insieme a una cattiva igiene orale, sono fortemente associati all’insorgenza di questo tumore, così come una dieta povera di frutta e verdura che determini carenze vitaminiche importanti.

Altri fattori di rischio da non sottovalutare riguardano la presenza di alcune infezioni – specie quelle causate dal Papilloma Virus (HPV), che colpisce prevalentemente i giovani – e l’eccessiva esposizione ai raggi solari, responsabile in particolare della comparsa di carcinomi alle labbra.

Infine, poiché la mucosa orale perde col tempo alcune proprietà difensive nei confronti di stimoli esterni nocivi, l’età è a tutti gli effetti un fattore di rischio, specie per chi ha già superato i 40 anni. Il tumore del cavo orale è fortunatamente uno dei più prevedibili: anzitutto conducendo un corretto stile di vita, in modo da ridurre i fattori di rischio; in secondo luogo, avvalendosi di controlli per una diagnosi precoce, che aumenta la probabilità di essere curati con il minimo danno, senza gravi deformazioni al volto. Il tuo dentista è il primo specialista in grado di rilevare i sintomi e i segnali del carcinoma orale. Rivolgiti a lui con fiducia e fai con costanza visite periodiche.

Fonte: Andi

8 milioni di italiani sono a rischio salute orale causa parodontite

I dati arrivano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e raccontano come la parodontite, malattia che colpisce il tessuto che sostiene i denti (il parodonto), stia mettendo a rischio non solo la salute orale e quella generale degli italiani ma anche la loro qualità della vita. Un problema sociale in quanto la malattia comporta assenza dal lavoro, da scuola, costi per le cure, per la protesizzazione visto che la malattia parodontale trascurata favorisce l’edentulia: la perdita dei denti.Quasi un miliardo di euro il possibile risparmio in un anno per i cittadini se adottassero maggiore attenzione verso la malattia parodontale. Si stima che, solo in Italia, circa 20 milioni di persone over-35 hanno a che fare quotidianamente con gengive sanguinanti o dolenti e che spesso non si rendono conto di essere di fronte a un problema davvero serio.

Molti pazienti sono ignari di essere affetti da parodontite e la sfida per il dentista è quella di intercettarla e curarla: principalmente motivando il paziente ad una adeguata cura della salute orale, soprattutto con una corretta igiene orale domiciliare.

Il campanello d’allarme par il paziente deve essere il sanguinamento delle gengive. La prima azione che deve mettere in atto è effettuare una visita odontoiatrica. Spazzolamento delle gengive o altre azioni legate all’igiene orale possono già non essere più sufficienti. Servono cure adeguate, mirate e differenziate. Ogni persona ha caratteristiche diverse che devono essere diagnosticate per mettere in atto cure specifiche in funzione della singola patologia.
Poi ci sono le azioni che possono aiutare a prevenire l’insorgenza della malattia parodontale e queste sono legate prevalentemente ad un corretto stile di vita.

Quindi no a fumo, alcol, alimentazione povera di anti ossidanti.

Si, invece, a corretta igiene orale in particolare curando lo spazzolamento e la pulizia degli spazi interdentali.

​Fonte: Andi

Parodontite e malattie sistemiche. Quando i problemi alle gengive compromettono la salute generale​.

La parodontite ​è ​una infiammazione del parodonto e​d è ​ la prima causa di perdita di denti nell’adulto La causa di essa ​è​ la insufficiente igiene orale. L’eziopatogenesi della parodontite ​è​ multifattoriale: accanto alla presenza di una infezione legata ad una placca batterica non ben controllata ci sono infatti delle concause che agiscono quali fattori di rischio e sono legate agli stili di vita (ad esempio fumo, alcol, stress, scarsa attivit‡ fisica), al patrimonio genetico (maggiore suscettibilit​à​ a contrarre o sviluppare una determinata malattia), a particolari condizioni fisiologiche quali la pubert​à​ o la gravidanza (squilibri ormonali) o all’assunzione di farmaci. Studi scientifici hanno dimostrato anche l’esistenza di una stretta correlazione tra la parodontite e le malattie cardiovascolari, il diabete e le complicanze ostetriche (parti prematuri e nascita di bambini sottopeso). Le cifre in Italia sono importanti: vi sono circa 8 milioni di cittadini affetti da parodontiti, 3 milioni e mezzo affetti da malattie cardiovascolari, 2 milioni e mezzo affetti da diabete e 35 mila nati pretermine e sottopeso. La parodontite ​è​ una malattia subdola, che non offre particolari segni clinici che possono far suscitare la sensazione di una malattia. Tuttavia gonfiori gengivali persistenti, arrossamenti, sanguinamento delle gengive, alito cattivo, denti sensibili e che acquistano mobilit​à​ sono alcuni dei segnali che possono indicare la presenza dell’infiammazione dei tessuti gengivali, il primo stadio della malattia parodontale. In presenza di questi sintomi che fare? Sicuramente recarsi dal proprio dentista per una accurata visita gi​à​ all’inizio dell’infiammazione. Fondamentale ​è​ la prevenzione con una quotidiana e corretta igiene orale domiciliare, senza dimenticare le visite periodiche programmate dal dentista a seconda delle esigenze del singolo paziente e le sedute di igiene orale professionale per eliminare i depositi di tartaro sopra e sottogengivali.

Fonte: Andi

L’igiene orale negli over 60

Il 90% degli over 60 cura male la propria igiene orale e non lava i denti dopo i pasti. Questi i dati raccolti da FederAnziani Senior Italia che, attraverso il Centro Studi ‘Sic Sanità in Cifre’, ha eseguito uno studio che ha coinvolto 3.200 over 60 cui è stato proposto un questionario al fine di redigere il primo ‘Rapporto su senior e igiene orale’.

I risultati sono allarmanti: ben il 90% degli over 60 non si lava i denti dopo tutti i pasti, molti paragonano il dentista ad una ‘tassa’ minima annuale di 300 euro e spendono meno di 10 euro al mese per la propria igiene orale, con solo il 45% delle persone coinvolte che dichiara di spendere tra i 10 e i 30 euro.

In generale, in Italia si spende poco meno di 5mld di euro l’anno solo per il dentista, e di questi il 60% è speso dagli anziani, i quali ‘investono’ circa 600 mln di euro all’anno per prodotti di igiene orale. Gli acquisti vengono eseguiti preferibilmente al supermercato (62%) mentre solo il 19% scegli i prodotti in farmacia. Tra i prodotti più usati troviamo lo spazzolino da denti manuale (scelto dall’83% degli anziani), che viene scelto per il 70% dei soggetti senza ascoltare i consigli del proprio dentista. Il 42% ha dichiarato di cambiare spazzolino ogni due mesi, mentre il 27% lo cambia ogni 3 mesi e il 12% ogni 6 mesi. Solo il 35% utilizza frequentemente un colluttorio, mentre ben il 53% dichiara di non usare mai lo scovolino. Il 46% utilizza protesi dentarie e tra questi, il 43% ricorre ad adesivi che blocchino la dentiera e il 49% a pastiglie per pulirla. La spesa per la protesi si aggira per il 60% delle persone intorno ai 2.000 euro.

Roberto Messina, presidente di FederAnziani, sostiene occorrano “campagne di sensibilizzazione per far capire quanto sia importante l’igiene orale. La digestione inizia con la masticazione”.

Per quanto riguarda il rapporto con il dentista, il 49% vi si reca al massimo 3 volte l’anno, mentre il 35% ci va solo quando strettamente necessario. L’82% sceglie di affidarsi a studi privati, mentre il 9% preferisce farsi curare in strutture pubbliche. Il 6% si rivolge a studi privati convenzionati, mentre è decisamente bassa la percentuale di coloro che decidono di affidarsi a centri odontoiatrici in franchising, solo l’1%.

 

Fonte: Ildentistamoderno.com

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSAS, ObstructiveSleep Apnea Syndrome)

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (ObstructiveSleep Apnea Syndrome, OSAS) è un disturbo respiratorio del sonno caratterizzato da episodi ripetuti di completa (apnea) o parziale (ipopnea) ostruzione delle vie aeree superiori, con riduzioni fasiche dei valori della saturazione d’ossigeno arteriosa e possibile aumento dell’anidride carbonica ematica. Le ripetute apnee e ipopnee determinano uno sforzo respiratorio con possibili variazioni della frequenza cardiaca, frammentazione del sonno ed aumento dei valori della pressione arteriosa, sia sistemica sia polmonare.

Ne sono affetti 1,6 milioni di italiani, ma solo il 10% di questi lo sa e si cura in modo appropriato.
I sintomi notturni che caratterizzano l’OSAS sono: russamento abituale, pause respiratorie nel sonno riferite dal partner, risvegli con sensazione di soffocamento, sonno notturno agitato, nicturia, xerostomia e, in misura minore, sudorazione notturna eccessiva.
Le conseguenze diurne dell’OSAS sono: sensazione di sonno non ristoratore, cefalea, eccessiva sonnolenza diurna, aumentato rischio di incidenti stradali (da 3.5 a 8 volte maggiore della popolazione di controllo), deficit cognitivi (in particolare disturbi di memoria, concentrazione ed attenzione) e, in misura minore, depressione del tono dell’umore ed impotenza sessuale.
La terapia medica ha come obiettivo l’eliminazione dei fattori predisponenti l’insorgenza dell’OSAS o del russamento. Molti sono i trattamenti indicati per curare la sindrome dell’apnea ostruttiva nel sonno e questi dipendono dalla situazione clinica del paziente, dalla severità del disordine e, principalmente, dalla causa specifica dell’ostruzione. Il clinico ha a disposizione molteplici soluzioni per aiutare chi è affetto da OSAS: dal cambiare il proprio stile di vita fino ad arrivare all’intervento chirurgico.
Per curare le forme più lievi, ma più diffuse, della patologia investono un ruolo fondamentale i dispositivi intraorali prescritti dall’odontoiatra.
Un’accurata diagnosi è fondamentale per individuare se il paziente è a rischio OSAS o se ne è affetto. Questa si può effettuare partendo da un semplice test fino all’utilizzo di apparecchiature particolari che misurano il respiro durante la notte. L’odontoiatra può essere la figura sanitaria più adatta ad individuare un paziente a rischio.

 

Fonte: Andi